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La casa delle bambole: un ponte tra il mondo interno e la realtà

  • CCPT
  • 22 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Dott.ssa Nicoletta Vasta


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Tempo di lettura: 10 minuti


La casa delle bambole, come altri strumenti simbolici, rappresenta un ponte tra il mondo interno del bambino e la realtà esterna. Serve a costruire connessioni, a integrare emozioni e vissuti, a rielaborare esperienze. In apparenza può sembrare solo un giocattolo, ma in realtà è un importante strumento espressivo, capace di dare forma e voce a ciò che spesso resta non detto.

Bisogna ricordare che, quando si lavora con i bambini, il linguaggio verbale non è sempre il canale privilegiato. I bambini non “parlano” solo con le parole: spesso lo fanno attraverso il gioco, il disegno, il corpo. Tra gli strumenti più potenti e ricchi di significato vi è proprio la casa delle bambole, un mondo in miniatura che permette al bambino di raccontarsi, esplorare emozioni e dare forma a vissuti spesso difficili da esprimere a voce.


Perché proprio una casa delle bambole?


Come introdotto prima, la casa delle bambole in sé non è soltanto un giocattolo ma, in contesto terapeutico, diventa uno spazio simbolico in cui il bambino può mettere in scena la propria realtà interna: vissuti familiari, relazioni significative, paure, desideri, conflitti. È una struttura che richiama immediatamente qualcosa di conosciuto e rassicurante: la casa come primo contenitore affettivo ed emotivo.

Attraverso le stanze, i mobili e i personaggi, il bambino crea storie che parlano di lui, anche quando non sembra farlo direttamente. Spesso, ciò che “succede” nella casa delle bambole è una metafora della sua esperienza emotiva.


Il ruolo dei personaggi e delle storie


I personaggi scelti – mamma, papà, fratelli, animali, mostri, amici – sono fondamentali. Possono essere usati per rappresentare figure reali, oppure parti interne del sé del bambino: il personaggio arrabbiato, quello impaurito, quello che protegge, quello che viene escluso. Attraverso la storia che si costruisce nel gioco, il bambino organizza e dà senso ai suoi vissuti.

La narrazione simbolica consente al bambino di “guardare da fuori” esperienze complesse, di modificarle, ripeterle, trasformarle. Può esplorare ruoli diversi, invertire le dinamiche (il piccolo che diventa forte, l’adulto che sbaglia), trovare soluzioni creative.


Il terapeuta come contenitore 


In questo processo, il ruolo del terapeuta è fondamentale. Non è uno spettatore passivo né un regista: è un contenitore emotivo che accoglie, osserva, rispecchia e, quando necessario, accompagna il bambino nella narrazione. Il terapeuta protegge il campo del gioco, garantisce uno spazio sicuro dove ogni emozione può emergere, essere nominata, pensata.

Questo setting protetto e non giudicante permette al bambino di “mettere fuori” ciò che lo abita dentro, anche senza esserne completamente consapevole.


Conclusione


La casa delle bambole, nella sua apparente semplicità, si rivela uno strumento terapeutico ricco e profondo. Attraverso il gioco simbolico, il bambino può esplorare il proprio mondo interno, elaborare emozioni complesse e dare voce a vissuti spesso difficili da esprimere con le parole. In questo spazio protetto, reso sicuro dalla presenza accogliente del terapeuta, la narrazione prende forma e diventa ponte tra il dentro e il fuori, tra il sentire e il raccontare. Riconoscere il valore di questo tipo di gioco significa comprendere che, per i bambini, giocare non è un'attività secondaria, ma un linguaggio essenziale per crescere, comprendere e star meglio. 



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