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Come crescere senza sparire: lo svincolo dalla famiglia d'origine

  • CCPT
  • 30 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Questo articolo nasce dai temi esplorati durante l'incontro di Noi Non Siamo Pesci del 26 febbraio 2025. Se vuoi partecipare ai prossimi appuntamenti, trovi tutte le informazioni qui.



Tempo di lettura: 5 minuti


C'è una domanda che, prima o poi, quasi tutti ci poniamo: a che punto sono diventato davvero adulto? Per qualcuno la risposta coincide con il primo stipendio, per altri con il giorno in cui hanno preso una valigia e sono andati a vivere altrove. Eppure, spesso, quella sensazione di piena autonomia tarda ad arrivare o arriva in forme inaspettate.

Il tema è vecchio quanto il mondo: l'essere umano, per tutta la sua vita, lavora per trovare un equilibrio tra due bisogni fondamentali e in parte contrapposti, quello di appartenenza e quello di differenziazione. Tutti sentiamo il bisogno di far parte di qualcosa; e il primo gruppo di cui facciamo parte (volenti o nolenti) è la nostra famiglia. Allo stesso tempo, crescere significa diventare qualcosa di nuovo rispetto al nucleo da cui proveniamo. Ed è in questo spazio di tensione che si gioca una delle sfide più complesse della vita adulta.


Lo svincolo: cos'è davvero

La parola chiave è svincolo. I legami familiari sono fili invisibili che, nel corso della vita, devono essere trasformati, decostruiti e ricostruiti per permettere la piena crescita della persona. Lo svincolo rappresenta, nel ciclo vitale, il processo di separazione dalla famiglia d'origine: un cammino graduale che si compie nel tempo e culmina nella costruzione di una vita adulta autonoma.

Già dall'adolescenza cominciamo a orientare i nostri interessi al di fuori del nucleo familiare, procedendo attraverso tappe progressive: nuove relazioni, gli studi, il lavoro, un cambio di residenza, il matrimonio, la formazione di una propria famiglia. Si tratta di una separazione tanto fisica quanto emotiva, il cui esito dipende da moltissimi fattori, a partire dal grado di individuazione raggiunto da ciascuno.


Lealtà invisibili: il debito che non sapevamo di avere

Nel momento in cui nasciamo, iniziamo a tenere un computo, spesso inconsapevole, dei crediti e dei debiti nei confronti del mondo. La sfortuna vuole che, secondo lo psichiatra ungherese-americano Ivan Boszormenyi-Nagy, nasciamo già con un debito: quello contratto attraverso il primo dono che ci viene fatto, ovvero la vita stessa.

Questo senso di lealtà verso la famiglia d'origine può agire in modo silenzioso ma potente, orientando le nostre scelte, le nostre omissioni, i nostri silenzi. Spesso non ne siamo consapevoli: eppure è lì, a modellare il modo in cui viviamo le relazioni e costruiamo la nostra identità.

Come ci spiega lo stesso Boszormenyi-Nagy:

«Lo svincolo (o la separazione) necessita di un chiaro movimento di sconnessione da parte di un membro e implicitamente da parte di tutti gli altri. Come processo emozionale, la separazione è l'espressione di una fase cruciale dello sviluppo di tutta la famiglia. [...] La separazione è un processo complicato e richiede, per il suo successo completo, che siano state raggiunte le mete dell'educazione dei figli e dell'individuazione. Solo se ci sono state relazioni strette, di fiducia e reciprocità con i membri della famiglia, e se queste relazioni sono state interiorizzate, il figlio sarà capace di tagliare i legami familiari e sostituirli con legami extra-familiari.»

Distanza non è svincolo

Uno degli equivoci più comuni è pensare che basti allontanarsi fisicamente, per studio, per lavoro o per scelta, per diventare adulti. In realtà, lo svincolo è prima di tutto un processo psicologico, che richiede di negoziare nuovi confini e aspettative, e di superare la paura di "tradire" i valori con cui si è cresciuti.

Molti adulti continuano, anche a distanza, a omettere, mentire o evitare il confronto pur di non irritare i propri genitori, in una finta compiacenza alle antiche regole e tradizioni. E così, senza rendersene conto, trascinano l'intero nucleo nelle stesse dinamiche di sempre.

La domanda da porsi non è solo dove vivo, ma: quanto delle mie scelte quotidiane è ancora dettato da una lealtà che non ho mai scelto consapevolmente?


Il taglio netto non è la soluzione

C'è poi chi, per liberarsi dal peso familiare, opta per una rottura radicale: niente contatti, niente ritorni, niente riconciliazioni. Una soluzione che può sembrare efficace, ma che nasconde un'insidia.

Come osservava lo psichiatra Murray Bowen, padre della terapia familiare sistemica:

«La principale manifestazione del taglio emotivo è un diniego dell'intensità dell'attaccamento emotivo non risolto ai propri genitori: la persona si comporta in modo da fingersi più autonoma di quanto in effetti sia. [...] Se ne va illudendosi di conquistare l'indipendenza, ma più netto è il taglio con i genitori, più è prevedibile che egli ripeterà lo stesso modello nelle relazioni future.»

Un taglio netto, in altre parole, non scioglie il legame emotivo: lo congela. E lo ripropone, spesso inconsapevolmente, nelle relazioni successive.


L'arte di tornare

Svincolarsi non significa rompere i ponti in modo rabbioso e definitivo. Significa imparare a scegliere come, quando e quanto è possibile la vicinanza. È possibile tornare in famiglia da adulti, chiedere aiuto, ricevere affetto, accettare qualche coccola, senza sentirsi per questo meno autonomi.

È proprio nella relazione adulta con le figure genitoriali che può avvenire un vero cambiamento rispetto al passato. Un cambiamento che non nega il legame, ma lo trasforma.

Per farlo, però, è necessario prima fare i conti con una domanda scomoda: in che cosa somiglio ai miei genitori? Quali parti di loro stimo e voglio portare con me, e quali invece temo di aver ereditato senza volerlo? Solo riconoscendo le somiglianze, senza sentirsi in pericolo per questo, è possibile costruire una vera distanza emotiva, fatta di scelta e non di fuga.


Una sintesi

Lo psicologo Alfredo Canevaro, nel lavoro con i giovani adulti in fase di svincolo, amava ripetere una frase che riassume tutto con grande chiarezza:

«Non può essere separato ciò che prima non è stato unito.»

Lo svincolo autentico non nasce dal rifiuto della propria storia familiare, ma dalla capacità di abitarla consapevolmente — per poi scegliere, da adulti, chi si vuole diventare.

 
 
 

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